Presepe Vivente a Ispica

Ispica

E’ la ventottesima edizione del Presepe Vivente di Ispica che PromoEventi realizza nell’incantevole cornice delle grotte di Spaccaforno,
l’antico abitato di Ispica, nel ragusano, nel cuore della Sicilia più profonda.

Il Presepe Vivente di Ispica, tra i più amati d’Italia, è una magia senza tempo, che incanta bambini ed adulti. Una magia che celebra il mistero e la gioia del Natale ed insieme la Sicilia del passato. Anche questa edizione, infatti, sarà un viaggio nella fede e nella tradizione, e tra mestieri antichi ambientati nella roccia viva, tra recitazioni e canti, celebrerà il rito del pane, che inneggia ai valori della nostra civiltà agraria, un tema che diventa così un ponte simbolico con la Palestina, la terra in cui il pane è nato come gesto sacro e dove oggi la guerra ha spento molte voci.

Il Presepe è interamente realizzato per due km tra l’antico abitato di Spaccaforno sino all’interno di grotte che annunciano il lungo canyon naturale di Cava d’Ispica, tra canti della tradizione popolare e scene della Sicilia di un tempo, e presenterà animazioni di vita quotidiana che riportano al sapore perduto di una cultura scomparsa.

Ispica

«In alto, in cima alla roccia che scendeva a picco, si scorgevano, illuminati dal sole, i campanili, le cupole delle chiese, le facciate bianche e i tetti scuri di un gruppo di case affacciate proprio all’orlo del precipizio e quasi minaccianti di buttarsi giù».

Luigi Capuana descrive così Ispica nell’opera Profumo. Lo scrittore visse nella città iblea dove iniziò a scrivere Il Marchese di Roccaverdina. Proprio nella cava, all’ombra di una rupe, sormontata da un castello di cui oggi restano solo dei ruderi, si estendeva l’antica Ispica.

Alle 13.30 dell’11 gennaio del 1693 la sorte della città cambiò, un terribile terremoto la scosse e la distrusse. Solo pochi quartieri dell’antica città vennero ricostruiti, il nuovo abitato fu edificato fuori dalla cava.

La ricostruzione di Ispica seguì i canoni tardo barocchi e ospita mirabili perle: la Basilica di Santa Maria Maggiore, la chiesa di San Bartolomeo e la Basilica della Santissima Annunziata. Tra le tante bellezze tardo barocche si possono scorgere anche due notevoli esempi di architetture liberty: Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte.

I monumenti e le strade di Ispica diventano stupende quinte per le passeggiate di Fazio e Montalbano che ispirati dal magnifico barocco risolvono casi delicati. In questi luoghi sono stati ambientanti anche i film della serie C’era una volta Vigata.

Modica

Modica è una città dal nobile passato, è stata capitale di una potente Contea e come le altre città del sud est siciliano è stata distrutta dal terremoto del 1693. Dalle macerie del sisma è risorta secondo l’estetica tardo barocca. Modica «è un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro». Così lo scrittore Gesualdo Bufalino descrisse poeticamente Modica in Argo il cieco.

La città dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 2002 ha un ottimo rapporto con la letteratura e la poesia, a Modica è nato il poeta premio Nobel Salvatore Quasimodo e nella cittadina barocca era solito intrattenersi anche Leonardo Sciascia. Lo scrittore siciliano adorava il cioccolato di Modica, tanto da definirlo di «inarrivabile sapore», e le mpanatigghie, dei gustosi, e curiosi, biscotti modicani ripieni di cioccolato e carne. Sciascia li definì dei «biscotti da viaggio» perché il cioccolato era usato come conservante naturale per mantenere a lungo la carne.

Il tipico cioccolato di Modica e le ‘mpanatigghie sono segno di una profonda connessione con la Spagna. Durante la dominazione spagnola Modica diventò uno degli stati feudali più importanti del Mezzogiorno e assunse l’attuale aspetto: in alto si trova Modica Alta, il nucleo più antico dell’abitato, ai fianchi della collina si arrampicano i quartieri di Modica Bassa cresciuti durante la ricostruzione tardo barocca.

I due principali quartieri hanno un proprio simbolo: in alto lo stupendo Duomo di San Giorgio annunciato da una scenografica scalinata che arriva fino al quartiere in basso dove la chiesa di San Pietro mostra il suo nobile aspetto circondata dalle imponenti statue dei santoni, i dodici apostoli. Se non volete parteggiare per gli uni o gli altri potrete scegliere l’affascinante chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore. La chiesa grotta è uno dei più antichi monumenti di Modica, custodisce pitture del XII secolo ed è testimonianza dell’architettura rupestre di origine bizantina. La chiesetta è un gioiello nascosto tra i deliziosi vicoli di Modica!

I due principali quartieri hanno un proprio simbolo: in alto lo stupendo Duomo di San Giorgio annunciato da una scenografica scalinata che arriva fino al quartiere in basso dove la chiesa di San Pietro mostra il suo nobile aspetto circondata dalle imponenti statue dei santoni, i dodici apostoli. Se non volete parteggiare per gli uni o gli altri potrete scegliere l’affascinante chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore.

La chiesa grotta è uno dei più antichi monumenti di Modica, custodisce pitture del XII secolo ed è testimonianza dell’architettura rupestre di origine bizantina. La chiesetta è un gioiello nascosto tra i deliziosi vicoli di Modica!

Anche Salvo Montalbano va su e giù per Modica. Nella città della Contea si trova la casa del dottor Pasquano, a Modica arriva Livia con la corriera e tra i vicoli della città sono state girate numerose scene!

Scicli

Scicli si trova nel sud est siciliano: dista 10km da Modica e poco più di 20km da Ragusa.

Scicli merita di essere visitata per il suo magnifico barocco Patrimonio dell’Umanità, per le affascinanti feste e per scoprire i luoghi di Montalbano.

È una tappa imperdibile nel sudest siciliano, offre al viaggiatore curioso un centro urbano da scoprire, pittoresche architetture, un azzurro mare e antiche tradizioni che oggi si manifestano nella cucina, nelle feste e nello spirito degli abitanti. Scicli è il risultato di tante dominazioni, tremende catastrofi e grandi rinascite.

L’area dove oggi ammiriamo Scicli era abitata dai Siculi già tremila anni fa.

Scicli «è la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna […] Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle». Così, nel 1941, il celebre scrittore Elio Vittorini descrisse Scicli nel suo Le città del mondo.

La cittadina barocca è adagiata all’ombra di tre valli chiamate cave, protetta dagli imponenti costoni rocciosi, l’elegante città si apre verso sud e digrada verso il mare. Famosa per il superbo barocco, la gustosa cucina e le straordinarie feste è una meta imperdibile!

Anche nel grazioso comune barocco vengono girate molte scene della fiction “Il Commissario Montalbano”. Si trovano qui il commissariato e l’ufficio del commissario, la stanza del questore di Montelusa, la Mannara, il lungomare di Marinella e molti altri luoghi. Qui l’immaginaria Vigata diventa realtà!

Grotta delle Trabacche

La Grotta delle Trabacche si presenta come una piccola catacomba scavata negli altipiani calcarei che caratterizzano i monti Iblei. Per la sua forma e per le sue dimensioni, è stata datata al IV sec. d.C.. E’ una delle più ampie della Provincia di Ragusa e tra le più monumentali, già descritta e disegnata da Jean Houl, viaggiatore e artista nell’epoca del ” Grand Tour”, autore dei quattro volumi del “Voyage Pittoresque” del “Isles de Sicilie, de Malte et de Lipari” pubblicati tra il 1782 e il 1787. La grotta delle Trabacche è una significativa testimonianza di architettura funebre, costituita da un ipogeo formato da due grandi cameroni adiacenti. All’interno dell’ipogeo, si distinguono, scavati nella roccia, due monumentali sarcofagi principali a baldacchino, che troneggiano al centro della camera e ornati con una serie di colonne scavate anch’esse nella roccia. Altre cavità con dei sepolcri ad arcosolio sono dislocate lungo le pareti. Altre tombe si trovano sotto il livello del pavimento e sono perfettamente visibili. Nell’ipogeo purtroppo non rimangono tracce di affreschi mentre è molto suggestiva la luce che entra da un “oculo” posizionato all’incirca al centro della grotta. Di recente, il sito ha acquisito grande notorietà poiché è stato il set di un episodio della nota fiction “Il Commissario Montalbano”.