
Burgio, città delle Campane e delle ceramiche

Burgio, un gioiello incastonato tra le montagne della provincia di Agrigento, è un piccolo borgo che sembra vivere fuori dal tempo. La “perla dei monti Sicani” è un labirinto di stradine arabe e medievali, con più di cento portali in pietra, campane di bronzo e botteghe artigiane che producono maioliche antichissime. Il paese è ricco di monumenti pieni di opere d’arte e due castelli, un vero paradiso per gli amanti della storia e dell’arte
Burgio, in dialetto Burgiu il cui nome deriva dall’arabo “Casa di pietra o Torre”, è tra i sei comuni dell’Agrigentino ricadenti all’interno del Parco dei Monti Sicani, un territorio straordinario di grande interesse culturale, storico e naturalistico adatto a ogni tipo di escursione.
Burgio fa parte della rete nazionale delle “Città della ceramica”, una delle 33 città che celebrano l’arte della ceramica in Italia. Questo borgo ha una lunga tradizione artigianale, che ha raggiunto livelli eccelsi nel passato. La sua fortuna è stata la disponibilità di materie prime come la pietra dura e la terracotta, che hanno permesso agli artigiani di creare opere uniche e preziose. Le cave d’argilla hanno alimentato la creatività degli artigani, che per secoli hanno prodotto manufatti di grande bellezza. Tra il XVI e il XIX secolo, la presenza di queste materie prime ha attirato ceramisti da Caltagirone, che hanno trasferito a Burgio la loro arte, dando vita a numerose botteghe artigiane.

Vicino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si trova il Museo della Ceramica di Burgio, (MUCEB), nell’antico chiostro dei Padri Riformati. La raccolta e la valorizzazione di questo prezioso patrimonio artistico fanno sì che il museo di Burgio serva a recuperare la memoria storica di un’antica tradizione artigianale, e contribuisca al rilancio del settore. All’interno del museo, con il supporto della tecnologia digitale si articolano 2 percorsi: uno storico-artistico e archeologico, l’altro etno-antropologico.
Burgio è conosciuta anche come la “Città dei portali“, grazie ai magnifici portali in pietra realizzati con la pietra estratta dalle cave locali. Questi portali, commissionati dalle famiglie più ricche ai maestri scalpellini, adornano le facciate dei palazzi e aggiungono un tocco di fascino alle strade del borgo. Ma Burgio è anche la “Città delle chiese“, con le sue numerose e splendide chiese che raccontano la storia e la fede del paese. E non mancano i castelli: il Castello dei Peralta, di origine saracena, si trova nel cuore del paese, mentre il Castello dei Ventimiglia, del XIV secolo, si erge su una rocca a 10 km dall’abitato, offrendo una vista mozzafiato sulla vallata. Oggi, i ruderi del Castello dei Ventimiglia sono testimoni silenziosi della sua antica grandezza.
Un altro luogo affascinante di Burgio è il Museo delle Mummie, all’interno della cripta dell’antico convento dei cappuccini. Qui sono state scoperte 49 mummie, conservate grazie a tecniche di mummificazione utilizzate dai padri cappuccini. I corpi venivano riempiti di stoppie, sostenuti con bastoni, vestiti e sistemati in nicchie o casse di legno.

Burgio, “Città delle campane”, inoltre, è l’unico centro della Sicilia dove ancora oggi si costruiscono campane. Tradizione che risale al 1500 e appartiene ancora ai discendenti del fondatore della fonderia, la famiglia Virgadamo, che lavorano tuttora il bronzo secondo l’antica tradizione.
Le Terme di Acqua Pia

Le Terme Acqua Pia sono un centro termale situato a Mongtevago, in provincia di Agrigento, nel cuore della Sicilia. Immerso nel verde, il complesso si sviluppa attorno a una sorgente naturale le cui acque sgorgano a una temperatura di circa 37°C e sono classificate come solfato-alcalino-ferrose. Le acque termali alimentano diverse piscine, vasche e cascate naturali scavate nella pietra, circondate da una vegetazione rigogliosa che include piante di papiro. La struttura offre un’esperienza che combina benessere terapeutico e relax.
Si racconta una storia d’amore e di magia, quella di Cinzio e Corinzia, due giovani pastori della Valle del Belice. Vestiti di bianco, scendevano il pendio fiorito di ginestre per raggiungere la fonte sacra, dove l’acqua calda e benefica sembrava promettere eternità. Dopo i riti sacri, i due innamorati tornavano nella loro grotta, portando con sé la speranza di un amore immortale.
La leggenda di Cinzio e Corinzia sembra avere radici storiche. Il fiume Belice, un tempo navigabile, collegava Selinunte all’interno della Valle e le sue acque erano utilizzate dalle popolazioni locali. Le fonti termali di Montevago, vicino al Belice, erano conosciute e utilizzate già anticamente per le loro proprietà benefiche. Storici come Antonino Mongitore e Vincenzo Ryolo ne hanno parlato nei loro scritti, descrivendo le acque calde e sulfuree del fiume. Nel ‘900, la sorgente era ancora utilizzata dalla popolazione locale, ma con difficoltà a causa dei collegamenti. Solo nel 1958 fu costruita una strada per raggiungerla.

La storia delle Terme Acqua Pia inizia nel 1922, quando il dottor Pietro Giuffrida acquista la sorgente termale e costruisce un piccolo stabilimento nel 1933. La moglie, Antonietta Tiby, sviluppa l’iniziativa negli anni ’70, creando il Centro termale attuale. Le acque termali, conosciute per le loro proprietà curative, sono state utilizzate per secoli, fin dai tempi in cui il fiume Belice era navigabile. Oggi, il Centro Termale “Acqua Pia” offre servizi di benessere e relax, immerso in un parco verde e circondato dalle colline della Valle del Belice. Un luogo unico che combina storia, natura e salute.